Le sigarette elettroniche riducono di 57 mila volte il rischio di sviluppare tumori

Gli appassionati della sigaretta elettronica, in aumento negli ultimi anni grazie anche alle maggiori restrizioni imposte nei luoghi pubblici, possono essere soddisfatti per diversi motivi. Oltre all’esistenza di modelli sempre più evoluti e adatti alle proprie esigenze, dotati di moltissimi accessori quali starter mi pod innovativi e sofisticati, è stata dimostrata la ridotta pericolosità rispetto alle sigarette tradizionali.

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Uno studio condotto nel 2017 e pubblicato nel 2018 sulla rivista Addiction prova che la sigaretta elettronica, oltre a contenere una minor quantità di sostanze cancerogene, consente di ridurre di 57 mila volte il rischio di ammalarsi di cancro.

Lo studio, intitolato Measurements of electronic cigarette-generated particles for the evaluation of lung cancer risk of active and passive users”, è stato effettuato dal team di ricercatori composto da Mauro Scungio, Luca Stabile e Giorgio Buonanno dell’Università Italiana di Cassino.

Lo stesso prof. Cungio afferma che, sebbene non sia possibile affermare che la sigaretta elettronica non è cancerogena, le sostanze nocive che contiene sono presenti in quantità minime. Lo scienziato specifica che, in base a un modello matematico, la cancerogenicità è data dalla presenza di elementi quali cadmio e nichel (contenute nelle componenti elettroniche del dispositivo e prodotte dall’interazione fra l’elemento riscaldante e il liquido) e nitrosammine (contenute esclusivamente nei liquidi a base di nicotina).

La tesi secondo cui la sigaretta elettronica è meno dannosa di quella tradizionale è confermata anche dal prof. Fabio Beatrice nel corso del suo intervento al convegno “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, tenutosi il 31 maggio scorso presso l’Istituto Superiore di Sanità.

In particolare, il prof. Beatrice inquadra i dati sulla minor cancerogenicità della sigaretta elettronica nell’ambito delle difficoltà del processo di abbandono del fumo. Lo scienziato sostiene che, stante il numero ancora molto elevato di fumatori presenti in Italia, è opportuno fare leva sulla possibilità di passare alla sigaretta elettronica come strategia di abbandono graduale.

Tale ipotesi, in particolare per quanto riguarda i malati di cancro, è avvalorata anche da un editoriale apparso negli ultimi giorni sull’organo di comunicazione ufficiale dell’American Society Clinical Oncology e firmato dal direttore del reparto di Epidemiologia e Biostatica della University of South Carolina (Arnold School of Public Health), Anthony J. Alberg.

L’esperto, sulla scorta dei numerosi studi effettuati in merito, asserisce che la sigaretta elettronica è una strategia per smettere di fumare particolarmente adatta per i pazienti oncologici, per i quali continuare a fumare sigarette tradizionali è assolutamente controindicato e, allo stesso tempo, non è nemmeno possibile interrompere drasticamente il fumo. Tale asserzione è condivisa anche dal direttore del reparto di Oncologia di Cremona, Rodolfo Passalacqua, secondo il quale ogni metodo che possa agevolare l’abbandono del fumo è da considerarsi valido.

Per cui, nonostante i tanti avvertimenti sull’uso della sigaretta elettronica come fattore di rischio per l’aumento di infarti e ictus emerso da altre ricerche (legato alla composizione dei liquidi aromatizzanti), di certo si tratta di un metodo che presenta numerosi vantaggi e che costituisce ancora una valida alternativa a sigarette e sigari tradizionali.